da "Il Mattino" del 15/07/2008 «Dopo il grande successo mi sono sentito trasparente ignorato dai mass media» Tra le novità un brano sulla «non unità d'Italia» «Edoardo Bennato Cosi è se vi pare»: titolo pirandelliano per l'autobiografia indiretta del rocker dei Campi Flegrei. «Indiretta» perchè raccontata da Aldo Foglia, amico d'infanzia del cortile di Bagnoli e poi suo manager, «autobiografia» perchè la storia e il punto di vista sono quelli di Edo, anche se lui minimizza: «Aldo, con Massimo Tassi e Giorgio Darmanin, han un pò esagerato, raccontando cose che avrei preferito tenere per me». Nulla da rettificare? «Conosco Aldo Foglia da bambino, lui mi conosce forse persino meglio di me stesso». Il volume edito da Baldini Castoldi Dalai fa il ritratto di un cantautore inafferrabile. Racconta gli incontri con Battisti, Dylan, De Andrè, ma soprattutto le contestazioni subite dalla sinistra extraparlamentare degli anni '70 e le lotte con le case discografiche». «Aldo ricorda - o forse si è documentato - persino le date di quelle assurde serate di guerriglia urbana, quando un pugno di esagitati pretendeva di processarmi per chissà quale reato contro il popolo. Più facile per tutti ricordare fatti più recenti, il periodo del mio "oscuramento". Oscuramento? «Certo. A un certo punto della mia carriera, dopo aver fatto registrare record di presenze negli stadi e di vendite nella hit parade, arrivando a centrare il primo e il secondo posto consecutivi con due album fatti uscire a distanza di soli due mesi, le mie case discografiche non sembravano più interessate a vendere i miei dischi. Mi sembrava di essere diventato trasparente, nessuno sapeva quello che stavo facendo». Eppure gli hit non sono mai mancati. «E' vero, ma se cantavo "Viva la mamma" la sinistra mi condannava come qualunquista, se cantavo "Le ragazze hanno grandi sogni" dovevo aspettare sei anni perchè uno spot la trasfomasse in un successo, se facevo per primo in Italia un videoclip nessuno lo notava, se Springsteen incideva due album di fila in un anno sembrava un caso senza precedenti. In "La fantastica storia del pifferaio magico" ho coinvolto Pelù, la Grandi, Pezzali, Jovanotti, Morgan e tanti altri: nemmeno quello ha fatto notizia». Fino ai record di incassi di «Peter Pan», il musical con Manuel Frattini che non ha avuto, chissà perchè, l'impatto massmediatico di altri titoli del genere. «Proprio così». Al libro è allegato un cd, con tre inediti, contenuti anche nel cd dal vivo appena uscito «Canzoni tour 2008». Il primo, «C'era un re», riscrive la storia d'Italia a ritmo di rock'n'roll: «In Piemonte c'era un re/ con manie di grandezza/ re Vittorio Emanuele/ con un regno da operetta», poi arrivano Cavour, Mazzini, Garibaldi e Bixio e altri mille e «completarono a Teano il loro folle colpo di mano». «E' la storia della "non unità" d'Italia». Non dico nulla di nuovo: i Savoia a Napoli furono percepiti come i nuovi tiranni, sostituendosi ai Borbone, agli Aragonesi, agli Angioini. E l'Italia, lo Stato, le sue istituzioni, sono ancora sentiti come tali in gran parte del Sud. Non possiamo fingere che Reggio Emilia e Reggio Calabria siano la stessa cosa. Chi conosce la mia teoria sulle latitudini sa come la penso. La canzone è un blues ironico, inseguo le buone vibrazioni senza mandare il cervello al macero». Ci sono allusioni all'attualità , o quasi, «tutti avanti miei Prodi, tutti figli di nessuno». Oppure «questa Italia dei valori lunga lunga stretta stretta». E, infine: «Chi è fedele alla Padania/ e chi a Napolitano... c'è chi brucia la bandiera/ e chi incendia la spazzatura». «La bandiera tricolore ci affratella solo se vince la nazionale di calcio. E la monnezza di Napoli è soltanto l'apice di un iceberg enorme e antico». Poi c'è «Il gioco delle tre carte» che sembra un inno dell'antipolitica. «E' uno di quei pezzi che faccio dal vivo da solo, chitarra e tamburello. "Sinistra, destra oppure al centro, non distraetevi": il gioco delle carte è un imbroglio per definizione, no?». Poi, tra pezzi più o meno recenti riletti con cruda essenzialità , c'è «Sinistro». «Che è un pezzo molto sinistro, kafkiano». Non sarà che il disincanto del Bennato 2008 è frutto del disagio di un artista che ha trovato il successo nell'era del vinile e ora deve affrontare la morte del disco?. «No, io faccio il mio mestiere con l'entusiasmo di sempre. Dischi, libri, film, fumetti, quadri sono mezzi per esprimermi, la tecnologia e il mercato mi impongono il supporto, possono piegarmi, ma non mi spezzano. Mercoledì, ad esempio, presento al Pico, il neonato archivio napoletano delle teche Rai, una nuova versione di "Joe e suo nonno", la fiction che scrissi, diressi e interpretai nei panni del bluesman flegreo Joe Sarnataro. Con me c'erano Arbore, Banfi, Lanzetta. Allora passò inosservata, oggi la riscoprono». Insomma alla fine tutto si aggiusta. «O quasi, alemeno nelle favole rock». |