LINA SASTRI
«Ora canto la bambina che è in me»
L’attrice dirige e interpreta «Per la strada» all’Augusteo Poi «Filumena» con Rosi regista e «Baària» sul set con Tornatore
È un momento magico, questo, nella vita professionale di Lina Sastri. La prossima stagione sarà accanto a Luca De Filippo nel mitico ruolo di «Filumena Marturano», fa parte del cast dell’atteso film di Giuseppe Tornatore, «Baària», il 22 di questo mese sarà a Los Angeles fra i protagonisti del film «K. il bandito» di Martin Donovan che partecipa al festival diretto da Pascal Vicedomini, e il 4 aprile l’attende il debutto in prima nazionale a Napoli, all’Augusteo, dello spettacolo «Per la strada», da lei interpretato, diretto e prodotto. «Le cose arrivano quando devono arrivare», riflette, con quella filosofia di stampo mediterraneo che si porta dentro e che le illumina lo sguardo, «Filumena non è un traguardo, è una tappa. Voglio avere coscienza del personaggio, non di me stessa come attrice, e non mi voglio fermare ai paragoni, non voglio pensare ai confronti con le grandi attrici che l’hanno interpretata: Titina, Regina Bianchi, Sofia Loren. Filumena è un personaggio complesso, è una grande storia d’amore e di perdono. Sono felice che Domenico Soriano sia Luca - di cui mi piace molto la cura e la difesa del patrimonio culturale di Eduardo - e che la regia sia di Francesco Rosi che viene dal cinema». Il cinema, e principalmente la televisione, fino ad oggi non le hanno dato le occasioni giuste per il suo talento, la sua forte personalità e perfino per la sua età. «Spesso mi fanno fare la madre o la donna anziana», dice ridendoci sopra, «e raramente sono stata bene illuminata dai direttori della fotografia. Per non parlare dei registi che a volte fanno pagare agli attori le loro problematiche. Un’attrice, o un attore, devono essere guardati con amore dallo sguardo del regista. Quando ho girato ”Mi manda Picone” ero una ragazzina, eppure Nanni Loy mi ha guardata con stima e rispetto, con amore. Così come Gianfranco Mingozzi, Damiano Damiani, o Fabrizio Bentivoglio che mi ha voluta nel suo film ”Lascia perdere, Johnny!”». Con Tornatore ha accettato a scatola chiusa e si è messsa a studiare il dialetto siciliano. «Tornatore mi ha inseguita per vent’anni, ma per un motivo o l’altro non eravamo riusciti a lavorare insieme. Gli avevo dato di recente la mia totale disponibilità, qualunque ruolo avesse. Si tratta di un film corale, che si svolge nell’arco narrativo di sessant’anni, dal 1920 al 1980 raccontati attraverso la storia di una famiglia di Bagheria. Io sono Tana, la bisnonna, e poi una vecchia mendicante». Ma ora la Sastri è concentrata sul progetto teatrale. «Il teatro è fondamentale», dice, reduce da una tournée di quattro mesi nei tragici panni di «Elettra» di Sofocle con la regia di Luca De Fusco. «Ma non voglio più parlare di lutti, viviamo in tempi bui, c’è bisogno di aria, di volare. ”Per la strada” è un’opera popolare in musica con attori, musicisti, cantanti, danzatori. Non c’è la musica del repertorio classico napoletano (quello l’ho fatto il 7 gennaio al San Carlo registrando il tutto esaurito) ma ci saranno musiche inedite, tre o quattro pezzi nuovi, tranne ”Assaie” di Pino Daniele. Avrei potuto portare a Napoli ”Corpo celeste” della Ortese, che ho fatto con successo anche a Parigi , ma ho scelto un work-in-progress da cui spero di trarre un film, dopo ”Filumena”, e di cui lo spettacolo, che avrà Napoli come unica piazza, è una parte del viaggio, un percorso dramaturgico. Ci saranno testi che ho scritto e altri che ho scelto». Non sarà la Lina Sastri che la gente si aspetta, spiega, «ma ci sarà qualcosa di inedito anche nel testo, mostrerò l’altra faccia, l’anima innocente e fragile che non ho mai mostrato, non la femmina, ma la bambina che è in me e adesso bussa prepotentemente per venire fuori». |